Il verde urbano di Padova è sotto attacco. Ne è convinto Gianluca Stefani giovane attivista padovano, che da circa un anno si batte con determinazione per fermare l’abbattimento di alberi ad alto e medio fusto nei quartieri della città. Attraverso documentazione sul campo, proteste e campagne di sensibilizzazione, ha portato all’attenzione dei cittadini quello che lui stesso definisce un vero e proprio “ecocidio”.
Stefani denuncia la pratica, secondo lui non chiara, con cui il Comune comunica alla cittadinanza i lavori di manutenzione del verde: ciò che viene annunciato come semplice “potatura” si traduce spesso in tagli indiscriminati, con la conseguente perdita di alberi fondamentali per l’ecosistema urbano.
La sua battaglia sta assumendo un peso sempre maggiore nel dibattito ambientale cittadino, a costo di essere molto scomodo per alcuni partiti o movimenti politici locali e di “irritare” alcuni personaggi pubblici che forse non gradiscono dichiarazioni contrarie al loro operato.
Oggi Gianluca Stefani ci racconta, in una nostra intervista esclusiva rilasciata al direttore Claudio Gori, il suo impegno, le sue preoccupazioni e le sue proposte per difendere il patrimonio arboreo di Padova.
Qual è la vera situazione del verde urbano? Perché tanti alberi vengono abbattuti? E cosa possono fare i cittadini per contrastare questa tendenza?
Lo scopriremo in questa intervista.
Buongiorno Gianluca, l’Amministrazione comunale di Padova ha giustificato l’abbattimento degli alberi con motivi di sicurezza e riqualificazione urbana. Ritiene che queste motivazioni siano fondate o pensi che dietro ci siano potenziali interessi economici o scelte politiche discutibili?
Grazie direttore Gori per questa opportunità e intervista. Sì, l’amministrazione comunale sceglie puntualmente di utilizzare numerose “motivazioni” per giustificare i numerosi abbattimenti che sono avvenuti e quelli che continuano ad avvenire nella nostra città: salute, sicurezza, telecamere poste sui pali e non solo.
La trasparenza del Comune di Padova su tali abbattimenti, lo dico chiaramente, non è sufficiente.
Sebbene l’Assessore al verde Antonio Bressa continui ad affermare che gli abbattimenti vengono pubblicati 30 giorni prima sul sito del comune e ci sono a disposizione 30 giorni di tempo per contrastare la perizia, mi domando come si può pensare che dei liberi cittadini, di cui molti sono lavoratori, trovino il tempo ogni giorno di avventurarsi nei meandri del sito del comune di Padova e controllare che non siano previsti abbattimenti nei loro rioni. Non solo, ma come è possibile pensare che ogni volta i cittadini debbano spendere 2000-3000 euro per incaricare un agronomo di fare una controperizia? Quindi, a quale perizia il Comune darebbe ragione?
Non è possibile, che improvvisamente l’intero patrimonio arboreo goduto e fruito da numerose generazioni di padovani e padovane si sia di colpo tutto ammalato e rappresenti un pericolo imminente per la sicurezza dei cittadini.
Il verde può rappresentare un problema o una opportunità. Un problema per le casse comunali a causa degli alti costi di gestione di manutenzione del patrimonio arboreo cittadino, oltre a comportare una responsabilità che molti amministratori non vogliono più prendersi e, aggiungo, a rischio e scapito della salute dei cittadini; un’opportunità perché il settore verde rappresenta un vero e proprio business: abbattimenti, recupero del legno per cippato, biomasse, potature, nuove ripiantumazioni.
Non voglio pensare assolutamente, che i comuni siano mossi da interessi economici nella gestione del verde, sebbene in questo campo alcuni casi di approfondimenti giudiziari non sono certo una novità nazionale.
Tutte le future scelte politiche cittadine dovranno partire da un dato di fatto per me allarmante: Padova risulta essere una delle città europee a più alto consumo di suolo e a più alto tasso di inquinamento atmosferico. Continuare ad abbattere alberi anziani sani, a medio e ad alto fusto non farà altro che peggiorare questo dato.
Molti cittadini lamentano di non essere stati informati o coinvolti nelle decisioni sugli abbattimenti. Secondo lei, quali meccanismi partecipativi andrebbero rafforzati per garantire una maggiore trasparenza?
I cittadini hanno perfettamente ragione a lamentarsi, ci accorgiamo delle cose a cui teniamo solo quando le abbiamo perse. Gli alberi abbattuti ad oggi a Padova erano i guardiani silenziosi dei quartieri della città, guardiani non solo dal punto di vista ambientale ma anche della bellezza. Tutti noi meritiamo e vogliamo vivere in un quartiere salubre e bello, oltre che sicuro. Quando si abbatte un albero non solo si contribuisce a desertificare un quartiere, ma lo impoveriamo anche dal punto di vista storico-paesaggistico.
Credo che un primo passo sia quello di coinvolgere la cittadinanza attivamente, attraverso la consulta e mettendoci la faccia Quando si valuta di abbattere un albero è doveroso chiederlo innanzitutto ai cittadini se sono d’accordo, esponendo loro il problema, proponendo soluzioni e ascoltando anche eventuali proposte degli stessi padovani. Ovviamente ciò deve avvenire prima di qualsiasi definitiva decisione di abbattimento da parte dell’Amministrazione e, per fare ciò, sarebbe necessaria una programmazione seria e non emergenziale.
Il confronto deve essere visto come un’opportunità e non come un ostacolo.
L’abbattimento degli alberi è spesso giustificato da progetti di riqualificazione urbana: lo sviluppo delle infrastrutture e il rispetto dell’ambiente possono coesistere? Quali modelli virtuosi potrebbero essere adottati a Padova?
Assolutamente sì, sono convinto che lo sviluppo infrastrutturale di una città possa entrare in un rapporto sinergico con la salvaguardia ambientale.
Il problema è sempre e solo di carattere economico: per risparmiare e operare economicamente al ribasso, i tagli devono avvenire sempre a favore di una sola parte: l’ambiente.
Nelle città del presente e del futuro l’ambiente deve diventare il pilastro fondamentale della programmazione urbana, altri elementi economici devono essere secondari. Si devono tenere conto, quando in favore di grandi opere si sceglie di distruggere l’ambiente, i costi elevati a livello di contributo ecosistemico. Ad esempio, quelli dovuti all’abbattimento dei grandi alberi e i costi relativi alla spesa sanitaria futura. Alcuni vincoli europei dati ai progetti PNRR come il DNSH (Do No Significant Arm) e CAM (Criteri Ambientali Minimi) dovrebbero essere sempre tenuti in considerazione nella progettazione e, soprattutto, nell’esecuzione di queste grandi opere. Non si capisce perché questi vincoli europei sembra che non siano stati rispettati e soprattutto come mai sembra che nessuno abbia vigilato.
Il Comune promette di piantare nuovi alberi in sostituzione di quelli abbattuti. Tuttavia, le nuove piantumazioni spesso non sembrano garantire gli stessi benefici degli alberi maturi. Quali criteri dovrebbero essere adottati per rendere questa operazione più efficace?
Piantare nuovi alberi è una condizione necessaria, ma non sufficiente a mio modesto parere. Innanzitutto è necessario salvaguardare e difendere ad ogni modo i grandi alberi presenti in città, che in termini di benefici ambientale e dal punto di vista della biodiversità danno un contributo elevatissimo allo spazio urbano. Per ogni grande albero abbattuto ci vorrebbero 3000 nuove messe in dimora per ottenere lo stesso beneficio ecologico di un albero maturo.
Verosimilmente, dal 2017 ad oggi sono stati abbattuti più di 19 mila alberi, moltissimi di questi ad alto fusto e ne sono stati piantati, secondo i dati del Comune di Padova, 22 mila.
Molti di questi alberi piantati sono già morti perché trascurati, gli altri per crescere e raggiungere dimensioni idonee ci metteranno almeno 40-50 anni.
Ad esempio i platani, tra le specie arboree che restituiscono il maggior contributo ecologico-ambientale, non sono minimamente stati previsti nelle nuove piantumazioni.
Si comprende agevolmente che, leggendo questi numeri, ciò che è stato fatto fino ad ora è molto poco.
Stefani, lei riscontrato possibili irregolarità nei procedimenti di abbattimento? Pensa che il Comune abbia rispettato tutte le normative ambientali e paesaggistiche vigenti, o potrebbero esserci margini per azioni legali o richieste di revisione dei progetti?
Le normative attuali, purtroppo, consentono ai Comuni di aggirare in maniera legale alcuni vincoli fondamentali come il periodo di nidificazione. Tale legge, infatti, viene derogata per motivi di sicurezza o pubblica utilità. Inoltre in alcune perizie abbiamo riscontrato la mancanza di alcune prove fondamentali per stabilire la reale condizione di salute della pianta, come ad esempio alcuni indici botanici fondamentali quali il t/r o alcune prove riconosciute più oggettive e precise come le prove di trazione.
Riuscire a chiedere la revisione dei progetti, una volta approvati, risulta praticamente impossibile, soprattutto quelli riguardanti importi economici molto elevati. Tuttavia, dati i numerosi albericidi, stiamo valutando con i nostri legali di fiducia le diverse vie da intraprendere al fine di provare a dare almeno un segale alle Amministrazioni, dimostrare che la cittadinanza è viva e pretende giustizia.
Gli alberi urbani contribuiscono a ridurre le temperature e migliorare la qualità dell’aria. Quali impatti negativi lei prevede, a livello climatico e ambientale, a seguito di questi abbattimenti?
Si stima scientificamente che nei periodi estivi i quartieri senza alberi abbiano temperature micro-locali di 8-10 gradi superiori a quelle dei quartieri dove gli alberi sono presenti. E’ il cosiddetto fenomeno delle “isole di calore” che può provocare gravi danni alla salute dei cittadini, in particolare agli anziani, ai bambini e ai soggetti estremamente fragili.
Inoltre, in un’epoca dove gli allagamenti e le inondazioni si verificano molto frequentemente, gli alberi rappresentano uno strumento di difesa naturale per prevenire il rischio idrogeologico nei nostri territori eccessivamente cementificati. Abbiamo tristemente assistito a quanto accaduto recentemente in Emilia Romagna e in Toscana. Dobbiamo attendere che accadano gli stessi eventi anche a Padova?
La rimozione di alberi maturi influisce negativamente sugli ecosistemi urbani, privando molte specie di habitat naturali. Ha avuto modo di analizzare come questi abbattimenti stiano impattando la biodiversità locale?
Sì certo, la rimozione dei boschi urbani contribuisce alla scomparsa di numerose specie, soprattutto in termini avi-faunistici quali importanti regolatori della presenza cittadina di insetti dannosi come le zanzare, cimici o pappataci ovvero veicoli di numerose malattie. La ricchezza di biodiversità offerta da questi boschi è incredibile, sono luoghi naturali in cui possiamo udire vere e proprie melodie o profumi e sono spazi di pubblica libertà all’interno delle città. Essi sono necessari per isolarsi dal ritmo frenetico e incessante quotidiano, sono una comune opportunità di rilassamento.
In un’epoca dove i cambiamenti climatici stravolgono le nostre certezze, abbattere un bosco risulta molto facile ma “ricostruirlo” risulta molto difficile. Ecco perché è fondamentale salvaguardare questi polmoni verdi.
Quali soluzioni alternative potrebbero essere adottate per ridurre i rischi legati ad alberi vecchi o malati senza dover ricorrere all’abbattimento sistematico? Esistono esempi virtuosi di altre città da cui prendere spunto?
Esempi virtuosi di città da prendere spunto purtroppo non ci sono. Purtroppo il problema degli abbattimenti è nazionale e riguarda la maggior parte delle città italiane.
I comuni sono i principali responsabili nel momento in cui scelgono di affidare questi delicati lavori di manutenzione del verde a ditte o cooperative. Infatti, molte aziende spesso si avvalgono di manodopera poco qualificata e poco professionale che rischiano di combinare veri e propri disastri alla lunga. La prima soluzione? Affidare la manutenzione ad aziende di certificata e dimostrata elevata esperienza nel settore specifico.
Il tema del verde urbano sembra interessare sempre più i giovani. Quali strategie possono essere adottate per aumentare la consapevolezza e il coinvolgimento delle nuove generazioni nella difesa dell’ambiente urbano?
Per sensibilizzare il movimento giovanile, credo sia fondamentale partire dalle scuole. In molti giovani manca, purtroppo, una vera cultura del verde che sia capace di fare percepire l’albero non come un oggetto paesaggistico, ma come contributo ecologico fondamentale per il loro futuro. Ritengo che in ottica futura sia fondamentale partire dai bambini, poiché molti ragazzi hanno già avuto quell’imprinting con la tecnologia e il denaro che non gli permette di vedere l’importanza del mondo naturale circostante. La colpa di questa anestesia giovanile è dovuta principalmente alla società attuale che tende ad esaltare solo alcuni modelli e valori confezionati.
Quali iniziative stai portando avanti per sensibilizzare la cittadinanza e contrastare la distruzione del patrimonio arboreo di Padova? Cosa possono fare concretamente i cittadini per sostenere questa causa e influenzare le decisioni politiche?
Mi avvalgo delle conoscenze accumulate, grazie al confronto con numerosi esperti e professionisti del settore, e cerco di metterle a disposizione della cittadinanza tramite video e post anche in maniera volontariamente provocatoria. Bisogna avere il coraggio di nominare direttamente i responsabili di questa catastrofe ambientale e pretendere spiegazioni.
I cittadini inoltre hanno un grande potere, quello di scegliere i propri rappresentanti alle elezioni. Essi possono pretendere di essere ascoltati e riuscire già da oggi a cambiare alcune cose.
E’ da evitare a tutti i costi che i cittadini diventino tanti solitari Don Chisciotte contro i mulini a vento. E’ importante che associazioni, comitati e cittadini abbandonino ingombranti ideologie e si uniscano a favore della difesa dell’ambiente e della salute.
Quale domanda ti faresti ed alla quale vorresti rispondere come giovane cittadino padovano?
Chiederei ai nostri Amministratori se è veramente questa la Padova del presente e del futuro che vogliono. Vogliono una città sventrata? Rischiamo di essere nelle mani di pochi e vivere sempre più in una zona desertificata, cementificata e senza più una precisa e riconoscibile identità storica.