Editoriale di Gori Claudio /
Lo scorso 19 marzo nell’Aula della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva citato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, sottolineando elementi che, a suo dire, evidenziano una visione socialista e critica della democrazia rappresentativa. La dichiarazione del Presidente “Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia” ha provocato una reazione veemente da parte delle opposizioni, che hanno accusato la Premier di distorcere il significato storico del documento e di mancare di rispetto verso i padri fondatori dell’Unione Europea. “Ho fatto arrabbiare? Ho letto un testo… non capisco cosa ci sia di offensivo”, aggiunge la Meloni.
Meloni ha innescato un acceso dibattito politico, alcune anime politiche faticano a placare le proprie anime e molti italiani faticano a comprendere perché fino alla scorsa settimana quasi nessuno aveva mai sentito parlare di Ventotene. Compresa la quasi totalità degli studenti di qualsivoglia ordine e grado.
La sinistra italiana, comunque, ha reagito con durezza, accusando la Premier di strumentalizzare il manifesto di Altiero Spinelli per adattarlo alla sua visione sovranista dell’Europa. Dall’altra parte, Meloni ha rivendicato il diritto di interpretare l’eredità di Ventotene in chiave di “Europa delle Nazioni”, contrastando il modello federalista caro alla sinistra. In risposta alle critiche, ella ha dichiarato di essere stata oggetto di insulti da parte di una sinistra che ha definito “illiberale e nostalgica”, esprimendo sorpresa per la reazione scomposta ricevuta. Ha inoltre ribadito il diritto di non condividere integralmente il contenuto del Manifesto, sottolineando la necessità di un dibattito aperto e rispettoso sulle diverse visioni dell’Europa.
Tutto chiarito? Non sembra, anzi appare un assist per manifestazioni e repliche dell’opposizione a suon di cannonate mediatiche. Una cosa è certa: le parole di Giorgia Meloni su Ventotene giungono in un momento storico molto delicato. Strategia o provocazione? Palazzo Chigi rende noto che qualsiasi interpretazione attribuita alle parole di Meloni, differenti dalle sue, sono “da considerarsi prive di fondamento”. Malgrado ciò, l’onda mediatica ha oltrepassato i confini nazionali.
“La rilettura del manifesto di Ventotene ha avuto anche un effetto taumaturgico: ha generato il risveglio “politico” di Fausto Bertinotti e Romano Prodi. Purtroppo è accaduto nel modo peggiore, con eccessi verbali del tutto inadeguati per gli alti ruoli che entrambi ricoprirono nelle istituzioni. Solo immaginare di lanciare ‘un oggetto contundente’ contro il presidente del Consiglio perché in disaccordo con le sue opinioni è un atto inqualificabile; come è veramente inaccettabile assistere all’attacco verso una giornalista solo perché autrice di una domanda ‘inadeguata’, evidentemente scomoda. Poco importa ora se si scuseranno, come ragionevolezza e buona educazione imporrebbe loro, perché resta un fatto: si sono assunti la responsabilità di aver fatto ricorso a parole ed atteggiamenti aggressivi che nulla hanno a che vedere con la normale dialettica politica. Un pessimo esempio per chi invece ci crede e ci lavora, soprattutto per i più giovani. Un’occasione persa per dimostrare buon senso ed equilibri”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Paola Mancini.
Debora Serracchiani della segreteria nazionale del Partito Democratico non resta inerme, a suo dire la Meloni irride Costituzione e offende storia europea:
“In uno dei passaggi forse più delicati della nostra storia recente, alla vigilia del Consiglio europeo in cui l’Italia dovrà assumere una posizione su questioni cruciali – dalla richiesta di nuova protezione per il Paese alle scelte di Trump, fino ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente – la Presidente del Consiglio ha scelto di irridere la nostra Costituzione, la nostra storia e l’Europa stessa. Invece di affrontare con responsabilità il dibattito europeo e internazionale, ha mistificato la realtà e strumentalizzato, in modo truffaldino e offensivo, proprio il Manifesto di Ventotene. Il documento simbolo della lotta contro i nazionalismi e il nazifascismo, per il quale uomini e donne hanno sacrificato la vita, è stato trasformato in una caricatura per fini propagandistici. Un atto vergognoso, privo del minimo senso delle istituzioni e del rispetto per i valori fondanti dell’Europa”.
Pietro Grasso, durante la sua Presidenza del Senato della Repubblica dal 2013 al 2018, in “PER UN’EUROPA LIBERA E UNITA, IL MANIFESTO DI VENTOTENE” tratto dal sito www.istitutospinelli.org per gentile concessione dell’Istituto di Studi Federalisti “Altiero Spinelli”, introduceva Il Manifesto di Ventotene «Per un’Europa libera e unita», redatto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi mentre si trovavano al confino come oppositori del regime fascista, è ancora oggi un testo di straordinaria, pulsante attualità. La costruzione europea in questi difficili giorni si trova a un punto di svolta, è sotto assedio. Deve fronteggiare questioni epocali: la crisi economica, le migrazioni, la criminalità organizzata, l’instabilità geopolitica ai nostri confini determinata da conflitti, terrorismo, povertà.”. A quanto pare tali erano gli ostacoli e le problematiche quanto lo sono oggi, così attuali con ulteriori ingredienti: guerra e crisi delle materie prime.
Ne Il Manifesto di Ventotene «Per un’Europa libera e unita», al capitolo “III. – COMPITI DEL DOPO GUERRA – LA RIFORMA DELLA SOCIETÀ” si esprime sulla proprietà privata: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno.” Nei paragrafi successivi, il Manifesto di Ventotene specifica chiaramente che “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.” Questa la miccia e scintilla, e non solo, delle aggressioni verbali tra minoranza e maggioranza odierna. L’abolizione della proprietà privata in cui la Meloni non si riconosce.
Inoltre, sempre il Manifesto: “b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.”
Massimo Cacciari, stimato filosofo italiano e già sindaco di Venezia, è sempre stato un personaggio schietto e lontano da appiccicosi e opportunistici interventi “a tutti i costi”, una persona che personalmente stimo molto poiché privo di quegli stereotipi d’assalto per mera visibilità mediatica. Un uomo che possiamo ascoltare, condividere o non condividere ma pur sempre un uomo che è conscio del tema che affronta e le cui opinioni sono estremamente sincere e trasparenti. Proprio Cacciari, la cui vicinanza politica non è certo accostabile al centro destra italiano, quale ospite in alcune recenti trasmissioni televisive ha manifestato un dubbio-domanda: “Ma perché la Von der Leyen interpreta lo spirito di Ventotene?”, e poi lo scorso venerdì su La 7 l’altro ieri: “bisogna ragionare in termini realistici. Sono più europeista di te, lo sai benissimo. Non vado a cantare di notte per le strade per farmi coraggio. E prima di tutto una diagnosi realistica: sapere che Ursula von der Leyen c’entra con l’Europa di Spinelli ancora meno di Giorgia Meloni”. Non solo, ma in risposta alla giornalista Lilly Gruber: “…Avete letto il Manifesto? Avete letto cosa dice sulla proprietà privata? Va limitata, corretta, estesa caso per caso, non deve riguardare i monopoli che svolgono servizi pubblici generali. Volete che continui? E cosa credete, che Spinelli fosse d’accordo con socialisti e comunisti? In un saggio Spinelli li definiva ancora schiavi dell’idolo Stato-Nazione. Ma dai, per carità di Dio.”
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha lanciato un messaggio chiaro e incisivo durante la sua lectio magistralis alla Scuola di formazione politica di Baiano, in provincia di Avellino. “Non basta appellarsi a Ventotene, bisogna combattere sul terreno, concretamente”, sottolineando la necessità di un impegno politico tangibile per affrontare le sfide della democrazia contemporanea. Per l’ex premier serve un’azione concreta per tradurre quegli ideali in risposte reali alle sfide attuali, dalle diseguaglianze sociali alla crisi climatica, passando per la difesa dei diritti civili. Inoltre, in un momento in cui il dibattito politico italiano è segnato da divisioni e strumentalizzazioni, il leader del M5S invita a superare la retorica e a lavorare per un cambiamento sostanziale.
Nell’area progressista cresce la spinta verso un nuovo protagonismo civico, che affianchi o superi i partiti tradizionali. Dopo la manifestazione per l’Europa a Roma, figure come Ernesto Maria Ruffini e Gad Lerner vedono lo spazio per un movimento più ampio e inclusivo del PD, capace di contrastare l’egemonia politico-culturale di Giorgia Meloni, emersa anche nel recente dibattito sul Manifesto di Ventotene. In Italia uno spazio politico o civico o simile si trova sempre, per chiunque e chiunque può sorgere o risorgere.
Potrei proseguire all’infinito, ma l’”episodio Ventotene” evidenzia le profonde divisioni esistenti nel panorama politico italiano riguardo all’interpretazione dell’eredità europea e ai modelli di integrazione da perseguire. Mentre la sinistra difende una visione federalista ispirata ai principi originari del Manifesto di Ventotene e salvo litigi o personalistiche interpretazioni, la destra italiana oggi propugna un’Europa delle nazioni, sottolineando l’importanza della sovranità nazionale all’interno del contesto europeo.
Il dibattito solleva questioni fondamentali sul futuro dell’Unione Europea e sul ruolo che l’Italia intende assumere al suo interno. La polarizzazione delle posizioni richiede un confronto costruttivo, volto a trovare un equilibrio tra le diverse istanze, nel rispetto della storia e dei valori condivisi che hanno guidato il processo di integrazione europea.
Sì, le parole di Giorgia Meloni su Ventotene hanno acceso un piccante dibattito politico. Che presto, probabilmente, evaporerà nel nulla, salvo consentire il pescaggio di alcuni emergenti o ripescaggio di noti di abbrustolito percorso politico. Sia chiaro, non è una mia personale presa di posizione verso il Manifesto di Ventotene, ma una osservazione e previsione del comportamento trasversale di molti politici che oggi cavalcano alcune onde che potrebbero rivelarsi anomale e trasformarsi in uno tsunami imprevisto e imprevedibile. Per nessuno escluso.